Quando ero in Germania venivo chiamato disprezzatamente Itaker, ero emarginato, sfruttato. Vivevo in una baracca metallica estremamente fredda insieme ad altri poveracci come me.
I tedeschi, o meglio, la parte piu’ razzista ed ignorante di loro, credeva che mangiassi solo spaghetti, che girassi sempre armato di coltello, che suonassi il mandolino, che fossi sporco ed ignorante. Dopo aver lavorato in cantiere 12 ore al giorno sporco effettivamente lo ero ma non ignorante, ne’ armato, ne’ con il mandolino, etc. La domenica in discoteca sono stato picchiato qualche volta perche’ non volevano che ballassi con ragazze tedesche. Senza farla troppo lunga, a tutti coloro che ora incitano all’odio, che se la prendono con questi poveri disgraziati io auguro di passare qualche anno nelle loro condizioni cosi’ poi vedono cosa significa.
In una sola settimana ben due giudici del Tribunale di Roma, respingendo le richieste di archiviazione ricevute, hanno chiesto un approfondimento delle indagini sulla mancata prescrizione della pillola del giorno dopo da parte di medici operanti in strutture ospedaliere romane. Si tratta dell’ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che la dichiarata obiezione di coscienza in relazione ad un farmaco non abortivo, ma semplicemente contraccettivo, si risolve in una vera e propria imposizione di coscienza, che impedisce alle donne di affrontare liberamente le scelte sul proprio corpo e sulla propria maternità. Entrambi i casi risalgono ad alcuni anni fa: da ciò si desume che mentre la giustizia fa il suo corso, con i tempi interminabili che le sono purtroppo propri, centinaia di abusi continuano ad essere perpetrati sulle donne italiane, che si vedono negare la contraccezione d’emergenza presso gli ospedali e le guardie mediche, e sono quindi costrette a mortificanti peregrinazioni per ottenere quello che è a tutti gli effetti un loro diritto.