la vita, l'universo eccetera

secondo l'immodesta opinione

di Davide L. Malesi.

Quando ero in Germania venivo chiamato disprezzatamente Itaker, ero emarginato, sfruttato. Vivevo in una baracca metallica estremamente fredda insieme ad altri poveracci come me.
I tedeschi, o meglio, la parte piu’ razzista ed ignorante di loro, credeva che mangiassi solo spaghetti, che girassi sempre armato di coltello, che suonassi il mandolino, che fossi sporco ed ignorante. Dopo aver lavorato in cantiere 12 ore al giorno sporco effettivamente lo ero ma non ignorante, ne’ armato, ne’ con il mandolino, etc. La domenica in discoteca sono stato picchiato qualche volta perche’ non volevano che ballassi con ragazze tedesche. Senza farla troppo lunga, a tutti coloro che ora incitano all’odio, che se la prendono con questi poveri disgraziati io auguro di passare qualche anno nelle loro condizioni cosi’ poi vedono cosa significa.
In una sola settimana ben due giudici del Tribunale di Roma, respingendo le richieste di archiviazione ricevute, hanno chiesto un approfondimento delle indagini sulla mancata prescrizione della pillola del giorno dopo da parte di medici operanti in strutture ospedaliere romane. Si tratta dell’ennesima dimostrazione, qualora ce ne fosse ancora bisogno, del fatto che la dichiarata obiezione di coscienza in relazione ad un farmaco non abortivo, ma semplicemente contraccettivo, si risolve in una vera e propria imposizione di coscienza, che impedisce alle donne di affrontare liberamente le scelte sul proprio corpo e sulla propria maternità. Entrambi i casi risalgono ad alcuni anni fa: da ciò si desume che mentre la giustizia fa il suo corso, con i tempi interminabili che le sono purtroppo propri, centinaia di abusi continuano ad essere perpetrati sulle donne italiane, che si vedono negare la contraccezione d’emergenza presso gli ospedali e le guardie mediche, e sono quindi costrette a mortificanti peregrinazioni per ottenere quello che è a tutti gli effetti un loro diritto.
Volontè, dunque, dalle pagine di Liberal, descrive da par suo la vicenda di Davide, il bimbo nato con la sindrome di Potter (una grave forma di malformazione congenita) e i cui genitori si sono visti praticamente esautorare dal tribunale perché intendevano opporsi a cure che rischiavano solo di prolungare le sofferenze del piccolo, destinato o a morte certa o ad una vita di stenti e dolore. Personalmente sulla vicenda non avevo scritto per una forma di delicatezza nei confronti dei genitori, a cui va tutta la mia solidarietà. L’umana pietà - i latini la chiamavano pietas, cioè rispetto religioso e delicata comprensione - in questi casi imporrebbe a chi non è coinvolto un commosso silenzio sulle sofferte, laceranti decisioni che sono stati chiamati a prende i genitori di questo povero bimbo. L’umana pietà, dicevamo: non quella cristiana di Volontè, che invece si sente autorizzato a dare giudizi e pagelle, non solo ai genitori, ma all’intero nostro mondo e alla nostra società laica.
Il censore lo riconosci subito. È quello che comincia dicendo: “Sono contro la censura, ma…”.