la vita, l'universo eccetera

secondo l'immodesta opinione

di Davide L. Malesi.

Sarebbe il caso di ricordare a Gasparri, che ha chiuso gli interventi, che ai fini della moralità dell’imputato le assoluzioni non valgono quando i reati cadono in prescrizione o quando l’imputato stesso si fabbrica ad hoc leggi per la depenalizzazione del falso in bilancio… Oppure quando trova interessanti scuse per non partecipare ai processi, tipo ‘io sono il Presidente del Consiglio e mi sono votato una legge per l’immunità durante la mia carica, in attesa di garantirmi un’immunità perenne nei 5 anni che ho ancora adisposizione….’
se penso che tutto questo accadeva in un tempo nemmeno lontano da una lunga, luminosa sera in cui tu issato sul mio ginocchio come sull’albero maestro chiacchieri la sola frase che sai, dentro un sorriso in cui non si distinguono carne e cielo e la tua mano non s’è ancora chiusa contro di me, come farà, e non conosci ancora questo ripostiglio di parole non migliore delle quattro pareti di mio padre, finalmente posso ridere di me e della smaccata, felice verità: quanto coglione ero, non l’immaginavo nemmeno. Quanto lo sono ora, non m’importa più.
… Io non voglio conoscere gente nuova, anzi. Mi interesserebbe piuttosto una comunità dove potermi liberare di qualcuno che conosco, con messaggi predefiniti come: “Ciao, sono Michela e ho circa 27 ipodotati mentali iscritti ad un circolo di Forza Italia tra i miei conoscenti, e ne farei volentieri a meno. Eccoli!” Seguono foto accattivanti dal mio portafoglio di eccedenze relazionali.
Sì, vorrei fondare un dissocial network e chiamarlo FaceSucks, o Shitter. Uno vuole scaricare qualcuno e gli manda una mail di add al dissocial network: “Scubidù85 vuole disfarsi di te su Shitter!” Tanto se non devi spiegare perchè vuoi diventare amico di qualcuno, vale lo stesso se vuoi disfartene, no? Si risparmiano mesi di spiegazioni e tutti quei passaggi strazianti in cui ti arrampichi sui vetri pur di non dire: “no, non è qualcosa che hai fatto, è proprio come sei che non va”. E’ antiquato e antipatico, la gente non capisce e poi ci resta male, anche perchè siamo tutti ormai un po’ disabituati a fare discorsi più lunghi di 160 caratteri. Molto meglio dirlo su un dissocial network, che fa tanto comunicazione del futuro.

E’ difficile difendere l’Università. Le sue baronie, la sua ipertrofica offerta di corsi e corsetti di laurea per dare una cattedra, o almeno una predella, a figli e nipoti di.
E’ difficile difenderla quando uno studente si presenta puntuale davanti allo studio del docente all’ora indicata in bacheca, e non lo trova mai. E’ difficile. E’ difficile quando non si riescono ad avere spazi per la ricerca, per studiare, quando non si riescono ad avere i fondi appena sufficienti a garantire la fornitura dei documenti essenziali perché una università sia degna di questo nome.

Ma il decreto 112 non vuole correggere il sistema universitario pubblico. Non vuole introdurre principi di meritocrazia e di valutazione seria della didattica e della ricerca. Non vuole più aule, più spazi per lo studio, più postazioni internet gratuite. No. Lo vuole distruggere. Lo vuole privatizzare (attraverso le cosiddette Fondazioni), deprimere, umiliare.