la vita, l'universo eccetera

secondo l'immodesta opinione

di Davide L. Malesi.

Obama ha offerto a Hillary il posto di Segretario di Stato. Pare che la Clinton abbia posto la condizione di non dover mai incontrare il ministro Carfagna: dice che riaprirebbe una vecchia ferita.

Mamme con il suv,
che conducete i vostri pargoli
e io mi chiedo perché
gli asili sono aperti dalle sette,
i vostri uffici aprono alle nove,
e voi alle otto e cinquantacinque
siete ancora in mezzo ai maroni.

Mamme con il suv,
che quando c’è divieto di sosta e fermata
non solo parcheggiate indifferenti
ma vi piazzate anche in doppia fila,
ricordandovi che due doppie file
significano quattro macchine
e due metri scarsi per passarci in mezzo.
A doppio senso.

Mamme con il suv,
che quando sguainate il bimbetto dal morbido sedile
spalancando lo sportello
facendomi inchiodare
mi guardate con aria di sfida
come se il bimbetto vi desse precedenza sul mondo
mentre mi leggete il labiale
(vaffanculo)

Mamme con il suv,
che per accompagnare la vostra creatura
non dico quando piove
ma quando ci sono temperature miti
basterebbe una bicicletta
o due passi
che vi fanno anche bene alla ritenzione idrica.

Mamme con il suv,
che io un po’ vi invidio:
potervi permettere un macchinone così
anche se non vivete sulle Dolomiti
e l’altitudine maggiore a Bologna
è solo la Montagnola.

Mamme con il suv,
che si vede che non siete pratiche
che i vostri automezzi sono sempre un po’ graffiati
sulla fiancata
qualche bottarella sui paraurti
a significare che un abbonamento all’autobus
vi farebbe fare tanta più bella figura.

Mamme con il suv,
che prima o poi la Gelmini ve li chiude tutti
i vostri asili
e almeno una cosa buona accadrà
in mezzo alle immani minchiate che sta organizzando:
ogni tanto arriverò a lavorare in orario.

Se il cardinal Carlo Maria Martini, nel suo “Il coraggio della passione. L’uomo contemporaneo e il dilemma della scelta” (Piemme), scrive dunque che “non è facile stabilire quando cominci esattamente una vita umana, soprattutto quando possa essere chiamato «persona» o «individuo» e sia soggetto di diritti e doveri”, e anche che “il momento preciso della morte non è facile da stabilire”, Giuliano Ferrara non vi riconosce buon senso, e un primo tentativo di raccapezzarsi, ma solo “idee etiche relativistiche buone per opacizzare i chiari confini che definiscono il nostro inizio, la nostra vita e la nostra morte”. Quel che colpisce in tale nettezza di giudizio è il non riconoscere alcuna capacità di orientarsi nel pensiero a chiunque non veda la chiarezza inequivocabile con cui si disegnano i confini della vita e della morte. Il fatto è che l’intera riflessione di Martini vede invece quel che Ferrara, per non vedere, squalifica come “gesuitico”, o come “relativistico”: che i confini della vita umana sono disegnati con spietata nettezza solo a condizione che la vita umana sia definita su un piano esclusivamente biologico. Questa condizione, ovviamente, ha da essere a sua volta stabilita, e tutto si può dire meno che sia chiaro come e in che modo essa vada stabilita. A Ferrara verrà facile e chiaro dire che è stabilita senz’altro in natura, ma il punto è precisamente che occorre prima stabilire che sia in natura che va stabilito cosa è un uomo, per poi godere della conseguente, pacificante chiarezza.