Ora che il postmodernismo è moribondo e agonizzante, aggrappato alla violenta accelerazione della psicologia gasata da salotto, che ansima affannosamente intubato sull’ultima spiaggia avant-pop dell’esaurimento multimediale lottizzato nella cava culturale deflagrata, che si rapporta e relaziona con l’avatar loggato nel supermercato autostradale dell’opinione e del detto e dell’urlato e del mostrato e del raffazzonato additato e dell’esibito, che forma sculture ostentate e scintillanti di mediaticità videoimpollinate con il culo dalla multiraccolta linkata differenziale delle realtà culturali, massacrate dalla cronografia dell’ovvio, assordate dagli squilli di tromba dei template orripilanti, sigillate dalle scorie radioattive della multisocietà di rete, non resta che scovare con gli occhi, perpetrare e penetrare l’insondabile, scartavetrare le gengive oculari e contemplare il Magnifico Collasso della Cultura della Descrizione, La Rappresentazione Raffigurante dell’Esposizione, non resta che frugare senza unghie fra gli scarti macellati…