L’intelligenza di Sorrentino, e del suo attore Servillo, sta proprio nel riumanizzare Andreotti, nel renderlo carne (nella prima scena del film lo vediamo trafitto da spilli, per curare le perenni emicranie), per poi rialzarlo al limbo che è l’incontro tra Stato e anti-Stato, tra legalità e crimine, tra costituzionalismo ed eversione. Servillo mantiene il suo personaggio al limite, lo fa agire apparentemente come un frate: e i dettagli delle aspirine, delle mani, del volto, servono a scandire una quotidianità lunga decenni che Andreotti attraversa come se fosse un fantasma incarnato. Il corpo dell’uomo politico si può leggere (vedi i consigli della segretaria a Fanny Ardant), ma fino ad un certo punto. La sua presenza attrae come un magnete (vedi le splendide scene della “corte” democristiana), ma nessuno lo tocca. Con queste considerazioni, la scena del bacio tra Andreotti e Riina acquista una forza ancora maggiore: il corpo nobile del divo si piega (a causa del Potere) a toccare il più plebeo e triviale dei potenti, e quest’ultimo è felice come se Andreotti fosse una taumaturgo.
  1. diderot reblogged this from ilmuseodelmondo
  2. ilmuseodelmondo posted this