“Vladimir Nikolaevich Mashkov, infatti, Zio Vova per gli amici, saggio e robusto elettricista sovietico, incontra per la prima volta il suo compagno di avventure, il timido e smilzo Gedevan Alexandrovich Alexidze (detto il Violinista perchè, non ci crederete, suona il violino in un’orchestra), per le strade di Mosca. I due si fermano a prestar soccorso a un tizio che afferma di provenire da un altro pianeta; trovandosi nella Russia degli anni ‘8o sono più propensi a credere che si tratti di un ubriaco, e così quando il misterioso raggio teletrasportatore si attiva, si trovano sparati dall’altra parte dell’universo. L’idea in sè non è certo una novità: dai tempi di John Carter di Marte e del Barone di Munchhausen, la storia del tizio su un altro pianeta che deve trovare il modo di tornare a casa è uno dei Grandi ed Onorati Clichès della fantascienza. Così come il mondo postapocalittico, ridotto a un deserto cosparso di rovine arrugginite, dove pochi superstiti si contendono le scarse risorse vitali - tipo Mad Max, per intenderci, o Dune. Quello che fa la differenza è il modo di raccontare queste storie; e qui abbiamo tutto lo squallore, i personaggi grotteschi, i paradossi della burocrazia e quell’incredibile atmosfera di miseria stabile, economica e morale, talmente tragica da risultare comica, che solo la Grande Madre Russia ci ha potuto regalare. Oppure Alan Ford.”