Lo scrivo qui, casomai un domani qualcuno dovesse discutere a posteriori le mie presunte volontà di settant’anni prima. Capisco, naturalmente, che ora come ora si possa pure ragionevolmente presumere che tra settant’anni la mia vita e opera non sarà materia di aspra contesa nel dibattito pubblico (non ho una considerazione così alta del nostro dibattito pubblico, state tranquilli). Ma ci terrei ugualmente a mettere nero su bianco che qualora dovessi mai decidere di convertirmi a qualsivoglia religione, credo o confraternita – dico di più: dovessi un giorno, obnubilato dagli spasmi di una malattia invincibile e sconosciuta, dichiararmi financo laziale – ebbene, sia chiaro: se e quando maturerà in me una simile conversione, avrò l’accortezza di avvertirvi per tempo, in forma esauriente e circostanziata, con il giusto anticipo e il necessario preavviso. Quello che dovessi dire, fare, baciare, lettera o testamento sul letto di morte, nel quale pregherei tutti sin d’ora di lasciarmi in pace, non vale.