C’era una volta un ministro, si chiamava Mara ed aveva grandi (grandi, grandi, grandi!) occhi scuri e bei tailleur chiari. Era il ministro che doveva vegliare sull’uguaglianza fra le persone, almeno in fase di partenza, poi ognuno si facesse strada con i suoi meriti. E quando le dissero che c’erano persone che si volevano sposare ma non potevano perché erano dello stesso sesso, anche se si volevano bene uguale come le persone di sesso diverso, lei disse che quella non era una disuguaglianza. “Perché?” “Perché no.” E disse anche che se quelle persone che si volevano bene con altre persone del loro stesso sesso fossero state in grado di provare che erano discriminate, lei sarebbe intervenuta. Lo disse sorridendo, mentre a pochi chilometri da lei stavano accoppando un altro trans.

Un giorno, un giornalista un po’ curioso provò a cercare casa a Roma, fingendosi una di quelle persone che volevano bene ad altre persone del loro stesso sesso. Telefonò a molti annunci chiedendo di vedere una stanza per sé e il suo fidanzato: ricevette ben diciotto rifiuti motivati dalle ragioni più balorde. Il giornalista mise quindi a disposizione di tutti la registrazione delle telefonate. Il ministro non disse nulla.

In compenso, dissero qualcosa gli esponenti di diversi partiti, incluso uno che iniziava per “Par” e finiva per “cratico”, che si scagliarono esplicitamente contro “l’ondata razzista e omofoba innescata dalla destra reazionaria nella Capitale”. Gli esponenti del partito che finiva per “cratico” dimenticavano, evidentemente, che il loro segretario si era espresso contro l’istituzione di un registro per le coppie di persone dello stesso sesso, o che un’altra eminenza al loro interno andava dicendo che quelle persone erano abomini che andavano curati, e altre cose non vere ma che piacevano tanto a un signore vestito di rosso e di bianco (non Babbo Natale, l’altro signore vestito di rosso e di bianco).

Nessuno si alzò in piedi e urlò “Ma che cazzo state a dì?”